Le principali città

La Turchia è caratterizzata da diversi ambienti naturali, tra cui quello mediterraneo che interessa l’intera fascia costiera dell’Egeo e del Mediterraneo: alla macchia mediterranea si alternano coltivazioni di limoni, ulivi, uva, ortaggi, fichi e agrumi, palme da dattero, banani e alberi d’alto fusto come il pino d’Aleppo.

La regione pontica è invece interessata da foreste decidue come querce, tigli, frassini, aceri e vegetazione arbustiva, vi sono inoltre piantagioni di tè e tabacco, mandarini, fichi, vite. L’altopiano anatolico è un ambiente tipicamente steppico con prevalenza di graminacee, pioppi e salici.                              

Anche la fauna è molto varia, a sud ci sono i tipici animali africani come felini , leopardi e porcospini, le foreste sono abitate da cinghiali, mentre nelle zone anatoliche ci sono lupi, volpi, gatti selvatici, iene, sciacalli, orsi e martore, sono presenti anche muli, asini per il lavoro. Notevole quantità di uccelli rapaci tra cui aquile, falchi e poiane. Per quanto riguarda le specie ittiche, delfini, murene, crostacei, e sgombri nell’ Egeo e nel Mediterraneo, gli stretti sono abitati da tonno e altro pesce azzurro e il mar Nero è caratterizzato dalle acciughe.

 

TURCHIA - Il Paese

 

La Turchia presenta una geografia molto varia , nonostante la caratteristica più tipica sia il territorio montuoso. Cinta a sud dal Mar Mediterraneo, ad ovest dal Mar Egeo, a nord-ovest dal Mar di Marmara e a nord dal Mar Nero. Confina a nord-ovest con la Grecia e la Bulgaria, a nord-est  con la Georgia, ad est con l’ Armenia, l’ Azerbaigian e l’ Iran, a sud-est con l’ Iraq e a sud con la Siria. Il continente si adagia sul continente euro-asiatico. Per tradizione si usa dividere la nazione in due regioni geografiche:  Anatolia (verso l’Asia), e la Tracia (porzione europea della Turchia). Il paese ha un estensione di 783.562 km², divisi tra Europa e Asia dallo Stretto del Bosforo, dal Mar di Marmara e dallo Stretto di Dardanelli. Il territorio della Turchia è quindi vasto oltre due volte e mezzo quello dell’ Italia.

A racchiudere l’ altopiano anatolico sono le catene montuose del Tauro e le montagne del Ponto , catene caratterizzate da una giovane età e geologicamente instabili, ne consegue una vasta natura tettonica del territorio, atta a provocare terremoti. Il monte più alto della Turchia è il monte Arat con 5167 metri d’altezza (noto per la mitica Arca di Noè). La catena montuosa dell’ Abant Daglari si trova nella parte settentrionale del paese, tra le vette c’è anche il vulcano Erciyes Dagi, ormai spento. Due sono le formazioni vegetali diffuse: la steppa all’interno e la foresta sulle catene e sul litorale.

L’ area più fertile del paese è sicuramente rappresentata dalla pianura della Mesopotamia, dove confluiscono i mitici fiumi della Persia (Tigri ed Eufrate). L’ idrografia è prevalente in quasi tutto il territorio, concentrata verso Oriente dove troviamo i maggiori fiumi, il Kizilirmark, Sakarya, Tigri e l’Eufrate, Meric, Ergene e il Gediz. Al confine con la Siria troviamo il fiume Asi (il mitico Oronte). In generale, i fiumi della Turchia, non sono navigabili, è interessante notare come il nome dei fiumi corrisponda a dei colori (per esempio Aksu che vuole dire fiume bianco) o ad avvenimenti del passato (Cehennemdere, fiume inferno). Due i laghi maggiori, il lago di Van situato in una sorta di caldera terrestre con un panorama paesaggistico e storici tra i più interessanti del paese. Il lago di Tuz, lago salato situato nell’ Anatolia centrale. Sono diversi i laghi artificiali presenti, costruiti per ragioni energetiche ed agricole, ne fa parte anche il grande progetto della diga di Ataturk.

La zona costiera della Turchia è nota per le splendide spiagge che si accompagnano a  piccole calette ricche di vegetazione. Ci sono circa 160 piccole isolette generalmente non abitate. Le coste del Mar Egeo sono celebri per i numerosi resort vacanza presenti, quelle del Mar Nero sono invece poco conosciute nonostante siano di incomparabile bellezza paesaggistica.

Per quanto concerne il clima, vista la particolare estensione e morfologia del paese, è piuttosto diversificato. Dalle catene montuose che troviamo nella maggior parte del paese, alle spiagge del Mar Egeo e Mediterraneo possiamo notare dei notevoli sbalzi climatici, con temperature di tipo continentale e mediterraneo. La costa mediterranea ed egea con inverni freschi e piovosi ed estati calde, moderatamente secche. Le zone dell’ Anatolia sono soggette a climi più estremi, ossia una notevole differenza tra una stagione e l’altra. La regione del Mar Nero è caratterizzata da intense piogge. La miglior stagione per visitare il paese è la primavera, date le temperature miti e i giorni soleggiati ma mai troppo caldi. Gli inverni sono freddi e con frequenti pesati nevicate.

La Turchia è una regione molto decentrata e organizzata in una moltitudine di province amministrative, di preciso 1 chiamate singolarmente “il” o “iller”. Ogni provincia è governata da un funzionario detto “vali” che assume il ruolo di governatore regionale. È interessante la suddivisione dal punto di vista statistico che divide il territorio in 7 regioni, chiamate bolge. Classificazione basata su diversi criteri di tipo geografico, climatico, culturale, sono queste le regioni più interessanti per quanto riguarda il turismo e sono:

·        Mar Egeo

·        Mar Nero

·        Anatolia centrale

·        Anatolia orientale

·        Mar di Marmara

·        Mar Mediterraneo

·        Anatolia Sud Orientale

 

Clima

Sono presenti diverse fasce climatiche: fascia mediterranea con estati calde, afose e inverni miti con molte precipitazioni, nelle zone bagnate dal mar Marmara e dall’ Egeo il clima è sempre mediterraneo con estati calde e secche e inverni decisamente miti con precipitazioni copiose.

La regione pontica, del mar Nero è caratterizzata da un altissima umidità che fornisce precipitazioni abbondanti e costanti tutto l’anno, anche qui le estati sono calde e gli inverni miti.

L’azione mitigatrice della costa viene meno addentrandosi nelle steppe anatoliche, dove il mare non porta più i suoi effetti e il clima diventa continentale e semi desertico con estati molto calde e asciutte e inverni molto freddi con precipitazioni nevose.

 

LA STORIA

Tra il 6250 e il 5400 a.C. in Anatolia (Asia Minore) viene fondata Çatal Höyük, una delle città più antiche del mondo. Con il regno degli ittiti (1850-1200 a.C.) la Turchia entra per la prima volta nella storia mentre, verso il 1250 a.C., gli achei attaccano i principati della costa Egea e inizia la guerra della Città di Troia. Nei secoli successivi l’Anatolia diventa un grande crogiolo di razze: frigi e cimmeri, mesi e lidi, greci e carii, urartei e persiani; con Alessandro Magno la regione rientra nella sfera culturale greco-ellenistica. Ereditando il regno di Pergamo, Roma pone piede in Asia nel 133 a.C.: Efeso ne diventa il capoluogo mentre Antiochia (Antakya), Cesarea (Kayseri) e Pergamo (Bergama) sono metropoli potenti e famose in tutto il mondo di allora.  L’Impero Bizantino dura più di mille anni (330-1453 d.C.) e Costantinopoli diventa una città ricca e potente.

Nel VII sec. gli Arabi attaccano  Costantinopoli per la prima volta, poi compaiono i Turchi Selgiuchidi mentre nel 1301 Osman I fonda l’Impero Ottomano che, nel 1453, conquisterà Costantinopoli e poi, via via, la Siria, L’Egitto, i Balcani, l’Iraq, l’Ungheria e il Mar Mediterraneo diventando uno degli imperi più vasti di tutti i tempi estendendosi dalla Russia all’Algeria.

L’Impero Ottomano durerà 5 secoli e subirà la sconfitta definitiva con la I Guerra mondiale. Nel 1919 scoppia la Guerra d’Indipendenza guidata dal generale Mustafa Kemal, il quale nel 1923, proclama la Repubblica con capitale Ankara. Kemal, che il Parlamento chiamerà Ataturk (padre dei turchi) occidentalizza il paese: abolisce la poligamia, dà il diritto di voto alle donne, abolisce l’Islam quale religione di stato, introduce l’uso dell’alfabeto latino. In seguito la democrazia sarà minacciata da un paio di colpi di stato nel 1960, nel 1971 e nel 1980. Nel 1991 la Turchia partecipa alla Guerra del Golfo mentre nel 1993 sale al potere Tansu Ciller. Alla fine del 1995 le nuove elezioni vedono la vittoria del partito islamico Refah e del suo leader Erbakan che verrà sostituito, nel 1997, da un governo di coalizione di centro-sinistra guidato da Yilmaz e, nel 1999, da un nuovo governo riaffidato a Ecevit mentre a peggiorare una situazione già fortemente instabile, si inserisce il problema curdo.

 

Cultura

Gli ultimi decenni del Novecento hanno segnato per la Turchia una curiosa parabola, nella quale si sono compiute sia la straordinaria avventura nella modernità e nel laicismo avviata già da Muṣṭafâ Kemâl Atatürk, sia una sorta di riconversione ai valori dell'islamismo più tradizionale. La cultura turca vive di due anime spesso indistinguibili, una più affine spiritualmente ai valori condivisi della tradizione occidentale, una più radicata nella storia di un popolo che per la grande maggioranza vive ancora in distretti rurali isolati e che ha scoperto di poter uscire dalle tradizioni orali solo quando la riforma ortografica degli anni Venti ha dotato anche la lingua turca di un alfabeto di origine latina. Fino alla riforma di Atatürk infatti la cultura turca, e con essa la letteratura, le leggende, il teatro e i canti tradizionali, o erano trasmessi utilizzando l'alfabeto arabo, conosciuto da una ristretta minoranza, o erano diffusi solo oralmente ed erano quindi molto legati all'identità delle comunità agricole o pastorali. La cultura turca è quindi uscita da un certo isolamento internazionale verso gli anni Ottanta del Novecento, momento nel quale si sono imposte sulla scena europea sia la cinematografia sia la letteratura di una “nuova” Turchia.

Per quanto la rete delle infrastrutture sia notevolmente migliorata negli ultimi decenni del Novecento, una grande maggioranza della popolazione turca vive in villaggi agricoli spesso pressoché isolati, dove il peso delle tradizioni comunitarie incide molto di più sulla vita dei singoli individui, nonostante un sempre più grande conflitto con le suggestioni “occidentali” indotte per esempio dalla diffusione delle antenne paraboliche e dell'uso del satellite. E se nelle città sono evidenti gli influssi europei, nei villaggi il tempo sembra fermo da secoli e si continua a vivere secondo le tradizioni patriarcali. Il köy (villaggio) il cui capo è il muha, è quasi sempre composto di case d'argilla col tetto piatto coperto di strame. Gli edifici, abitati da contadini e pastori, vanno da un minimo di 20 a un massimo di 100 e sono costituiti da una grande stanza, detta buyuk, e da un atrio, o sofa. Nella forma architettonica più arcaica non hanno finestre e la luce entra dalla porta o da un grande foro del tetto. In ogni villaggio c'è la moschea con il minareto.

Il matrimonio è sempre un tema da affrontare tra parenti. Il banchetto di nozze avviene nella casa dello sposo, non in presenza degli sposi. In Turchia amano molto i bambini; al quinto anno i maschietti vengono circoncisi, normalmente dopo la trebbiatura del grano. I turchi non hanno il culto dei morti e i cimiteri sono in genere poveri e piuttosto semplici. Nei villaggi dell'interno, o nelle classi sociali meno esposte all'influsso della cultura cittadina, le donne portano ancora un'ampia camicia e pantaloni stretti alla caviglia e non di rado si coprono il volto. Gli uomini vestono di solito all'occidentale.

Nell'artigianato spicca la lavorazione di tappeti, del cuoio e dei metalli. In città e nei villaggi gli uomini amano ritrovarsi nei kahve (caffè), spesso vecchi di secoli, come le moschee. Nei kahve, dove il caffè si prende come un rito, si gioca a tavla, specie di dama con tavolette e pedine. In genere però si chiacchiera e anche l'uso di fumare il narghilè va sparendo. La tradizione dell'hammam, il cosiddetto bagno turco, va lentamente sparendo, poiché il miglioramento delle condizioni economiche generali ha portato alla diffusione dei bagni nelle abitazioni di quasi tutto il Paese, soprattutto nelle città; l'hammam resta come luogo rituale per particolari esigenze legate al culto, o come istituzione legata al flusso turistico.

La cucina turca è sobria, addirittura povera nelle zone agricole o nell'interno più montuoso. Alla base dell'alimentazione vi sono riso, pomodori e peperoni e il montone. Famosi lo y-ahni, stufato di montone, il kehap, arrosto di montone, il bobrek, rognone arrosto. Molti i dolci, a base di mandorle, miele e sesamo: i più famosi sono i baklava, triangoli di pasta sfoglia riempiti di noci tritate o di pistacchi, e coperti di uno sciroppo di zucchero e miele; i lukum, cubetti di gelatina al miele aromatizzata alla rosa o farcita di pistacchi; la halva, una pasta di semi di sesamo e miele. Tra le bevande diffuso il raks, liquore bianco e mucillaginoso. Il vino è ottimo, la produzione è in buona parte destinata ai ristoranti cittadini o frequentati da occidentali, per rispetto al divieto islamico di consumare bevande alcoliche.

La più grande tra le feste turche è quella che conclude il Ramadan, il rituale mese di digiuno, con tre giorni di banchetti (la cosiddetta Festa dello zucchero). Il 22 marzo si celebra il primo giorno dell'anno musulmano. Il divertimento più diffuso è la lotta, sport e spettacolo, praticata dappertutto, in città e in campagna. I lottatori prima di battersi si ungono il corpo con lo yaglt (grasso) e sull'esito degli incontri fioriscono le scommesse.

 

Religione

La Turchia è uno stato laico, senza una religione di Stato, la Costituzione turca prevede la libertà di religione e di coscienza.  L' Islam è la religione prevalente in Turchia, praticata da oltre il 99% della popolazione se si includono anche i musulmani non praticanti.  Ci sono circa 120.000 persone di diverse confessioni cristiane, tra cui circa 80.000 di ortodossi orientali,  35.000 cattolici romani, 5.000 ortodossi (3000-4000 sono greci) e un numero più piccolo di protestanti.

La Chiesa Ortodossa ha avuto sede a Istanbul a partire dal IV secolo. I cristiani rappresentano meno dello 0,2% della popolazione turca. Ci sono circa 26.000 ebrei, la maggior parte dei quali sono sefarditi.  Originalmente una chiesa, poi una moschea, e attualmente un museo, la Santa Sofia costruita dall'imperatore bizantino Giustiniano fra il 532 e 537 fu la cattedrale più grande mai eretta al mondo per mille anni, fino al completamento della Cattedrale di Siviglia.

 

Cucina

La cucina turca raccoglie l’eredità della cucina ottomana ed è universalmente considerata come una fra le più importanti del Mondo, potendo offire un vasto campionario di specialità tipiche e avendo peraltro largamente influenzato molte cucine occidentali.

E’ forse proprio nella cucina che si vede maggiormente quella fusione perfetta fra il Mediterraneo e l’Asia che la Turchia rappresenta. Un mix unico per equilibrio ed originalità, laddove le spezie profumate si mescolano con l’olio d’oliva, i sapori forti di montone e agnello convivono con piatti a base di verdure fresche. Una cucina estremamente varia, colorata, ricca, precisa, con ricette quasi codificate.

Tipica di questo Paese è la carne arrostita: in Turchia la cultura delle carni arrostite è antica, a lungo le popolazioni furono nomadi, i pascoli abbondanti, le mandrie e i greggi numerosi. Cosi era d'obbligo consumare i pasti intorno ad un fuoco, lo sguardo attento al lento girare dello spiedo su cui arrostivano i migliori pezzi del vitello e del montone. Così, ancora oggi, in Turchia (ma anche in tutto il mondo musulmano) gli shish kebap sono all'ordine del giorno. Tradizionalmente di montone, ma anche di capretto, di agnello, di manzo e di vitello.

Il “doner kebap” è il prodotto di esportazione turco più celebre nel mondo: la carne arrostita (doner = girarrosto), servita in tipico pane arabo con l’aggiunta di condimento, verdure e spezie.

La cucina turca, tra quelle mediorientali, è considerata una delle migliori con ingredienti freschi e saporiti che sposano la semplicità del Mediterraneo al gusto pungente dei piatti asiatici. La carne riveste un ruolo centrale grazie ai numerosi allevamenti di montone e agnello in Anatolia centrale.

Altra pietanza tipica sono le “kofte”, polpette con verdure come peperoni, peperoncino, pomodori, patate e salse con spezie.

Poi tradizionali sono i “pilic sis” (spiedini), il “sac kavurma” (agnello alla piastra a dadini), il “tandir”, piatto a base di carne di montone che prende il nome dall’antico forno ad argilla turco, nel quale tutt’ora si cuoce. Il “dolma” indica in genere la verdura ripiena, accanto alle melanzane, si possono gustare peperoni verdi farciti con riso e pomodori, o con carne tritata. Oltre alle verdure, un altro ingrediente che accompagna spesso i piatti turchi è il riso, chiamato “pilav” e condito solitamente con uva passa e pinoli, oppure con ceci, melanzane, fagioli e piselli.

Il pesce (balik) è un altro elemento presente nella gastronomia turca, è infatti bagnata da quattro mari. I pesci sono cucinati soprattutto alla brace, fritti o al forno e ciascun tipo è associato ad una spezia o mix di aromi che ne esaltano il gusto: i pesci freschi sono la sardina, lo sgombro, il rombo gigante e la triglia grigia.

Il “pide” è il pane più comune, quello che di solito accompagna il kebap, il “lahmacun” è invece la pizza turca, una sottile pasta sfoglia ricoperta di carne d’agnello o di formaggio. In campagna le donne fanno il “gozleme”, pasta sfoglia lavorata a mano e poi cotta su un piatto speciale in metallo, posto sulla griglia, anche questa poi è farcita.

I dolci turchi sono molto “dolci”, gli ingredienti base sono miele, mandorle, uova e latte: il dolce più famoso è il “baklava”, fatto di pasta sfoglia e farcito con miele, noci e pistacchi, cotto al forno e aromatizzato con sciroppo di limone. Altri dolci famosi sono l’ “helva” con sciroppo e farina di sesamo, i “kadayif” vermicelli di pasta di zucchero con noci, mandorle, panna montata; i “lokum”, dolci di fecola, gomma arabica e zucchero, le “kestane sekeri”, castagne glassate conservate in abbondante sciroppo. Non mancano i budini, fra cui l’ “asure”, noto anche come “budino di Noè”, fatto di frutta secca e cereali, il “sutlac”, una specie di budino di riso al latte. Infine il gelato turco, il “dondurma”, conosciuto per la sua consistenza gommosa.

Il caffè turco è un rituale, piuttosto che una bevanda, non è coltivato in Turchia, è chiamato così perché è stato introdotto nel mondo occidentale dai turchi nel Medio Evo. La particolarità del caffè turco è che dopo averlo bevuto il fondo di caffè che rimane nella tazzina può essere letto da un esperto come la lettura della mano. Un tipico detto turco dice che: “una tazza di caffè ha la memoria di quarant’anni”.

Çay  è il tè nero, bevanda calda molto diffusa in Turchia, che viene servito in bicchierini dalla forma simile alla corolla di un tulipano e lo si manda a prendere nei locali dove si prepara solo tè. Le foglie provengono dalle piantagioni del Mar Nero e la bevanda che si ottiene è aromatica e forte. Molto apprezzato è anche il tè aromatizzato alla mela, “elma cay”, ambrato, profumato e rilassante.

Boza è una tipica bevanda di mais o frumento fermentata e zuccherata. Sahlep è un latte bollito con i radici dell'orchidea spolverato con la cannella. Ayran è una bevanda rinfrescante a base di yogurt. Rakı (latte di leone) è il forte liquore all'anice: i Turchi amano bere raki, in bicchieri di vetro lunghi e stretti.  La birra (bira) è molto diffusa, non troppo forte e buona.

Vino "sciarap", l'Anatolia è stato uno dei primi paesi al mondo a produrre il vino. Lo si beveva come un rituale già nel 2000 A.C. Oggi, in Turchia viene prodotta tanta e  buona varietà di vino. Ma, purtroppo i vini turchi non sono né molto conosciuti né propagandati, anche a causa delle regole dettate dalla religione islamica.